Storie e anime di oggetti e ambienti

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Non si lasciano le cose a metà

Mai lasciare le cose un blog a metà.

Tipo i piatti sporchi nel lavandino.

Credi di farlo in scioltezza, che in fondo chissenefrega.

La giornata scorre serenamente incasinata come sempre e pensi di essere nel solito confortevole tunnel di stress e delirio. Ce la puoi fare.

Poi d’improvviso, come ogni epifania che si rispetti, mentre fai la fila al banco pane e guardi lontana l’affettatrice con sopra quella rotondissima mortadella coi suoi bei cosi verdi, senza una ragione ti piomba addosso l’immagine di quella roba che sta là, nella cucina, nel lavandino e ti aspetta. Ineluttabile e fetida.

Così il tuo blog.

Non lo puoi lasciare a metà.

Specie quando nonostante impegno e lavoro dedicato degenera nell’episodio peggiore de “i piatti sporchi nel lavandino”.

Lo apri piena di entusiasmo e buoni propositi. Definisci obiettivi, priorità, argomenti, fai tutta una seria di cose necessarie, studiare soprattutto.

Perché mica ti infili in un metamondo come un blog senza prima informarti, cercare motivazioni, spiegazioni e tutto il resto.

Dopo mesi e mesi che ci passi intere giornate lavorative, però di notte; dopo che hai finito la giornata quella lavorativa vera, a lavorarci sopra; solo al comparire di quel violaceo giallo dell’occhiaia del terzo cerchio, cominci a capire alcuni concetti fondamentali.

1. Non sai fare networking.

Non hai capito che la moneta di scambio tra blogger sono frasi che si declinano intorno a “mi emozioni ogni volta” o cose cosi. Proprio ti mancano le basi.

2. La tipa che prima ti copia i post e poi quando le scrivi per farle notare che te ne sei accorta, lei seria e inferocita minaccia di denunciarti.

Quella ti fa pena. Tanta. Ma come glielo spieghi. E soprattutto, perché dovresti pure spiegarglielo.

3. Non hai i mezzi e le forze per gestire l’invasione cinese.

Tranquilla, niente di preoccupante. O in cinque mesi sei diventata una celebrità in Cina, che ogni giorno hai diecimila visite da utenti cinesi, oppure ti rassegni. Nessuno riuscirà a spiegarti che cavolo succede e il meglio che ti viene detto è qualcosa che ti suona tipo “potrebbe essere un bug che tenta di mettere virus nei siti”. Se poi ti dice bene, che proprio la fortuna ti sorride, ti offrono una consulenza web – quindi manco ti ci si vengono a sedere, davanti al tuo pc – che per sole trecento euro ti analizza i dati per forse poterti dire qualcosa. Forse.

La lista continua lunga lunghissima, e certo lo sai che le esperienze servono sempre, tutte e shit happens e che la vita è come una scatola di cioccolatini e non sai mai quello che ti capita e Forrest Gump ce lo siamo visto tutti, pure se durava tre ore perché con quella colonna sonora ti stai zitto e te lo guardi in uno stato larvale ipnotico.

Ma come diceva qualcuno esperienza è il nome che troviamo per rinominare le avventure che avremmo voluto evitarci.

Dunque riguardo al mondo dei blog ho costruito una lunga serie di inutili quanto noiose opinioni personali, solido sostegno per non lasciare questo blog a metà. Alcune delle quali ho pensato di condividere.

1. Tenere un blog non è un modo per promuovere un lavoro che fai.

Tenere un blog è il lavoro che fai.

2. Tenere un blog non è il mio lavoro.

3. Un sacco di altre cose, nessuna delle quali può essere in questa sede messa per iscritto.

4. Con quattro ore necessarie a scrivere un post appena decente, ci esce un allenamento una passeggiata una cena un dopo cena un concerto una lettura una conversazione una cosa della vita vera da paura, che sicuro fa più salute di un post letto da qualcuno nel raggio di tremila chilometri o da diecimila cinesi.

5. Il blog è chiuso così.

Manuela

P.S. Ovvio che i piatti nel lavandino mi fanno orrore.

Vetrina Decorata

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“Le notti bianche” è un’amorevole visita guidata un po’ al di qua un po’ al di là della linea di milioni di confini.

Illusione e realtà, soave magia e appiccicosa quotidianità, fede incondizionata nelle proprie aspirazioni e consapevole tradimento di ogni personale credenza, e così avanti all’infinito…

Tutto con la grazia tipica dell’eternità che solo Dostoyevskij e pochi altri hanno saputo trasmetterci.

A vederla nello scorrere delle foto, questa decorazione fa un po’ così, al di qua e di là dei confini.

Come?

A differenza di tutti noi, per lei vale che

1:2=2,

ovvero un mobile diviso due fa due mobili

e anche      1+2=1

cioè una vetrina più due piedi fa un mobile.

Arricciolata vetrina Chippendal era, semplice scarpiera diventò e foglia argento con bianco che fu, ora è turchese giallo e blu.

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E non finisce mica così:

volentieri soggetta a mutamenti e stagioni, per lei ancora altro verrà.

A presto,

Manuela

Il Tavolo del secolo scorso

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Il tutorial completo e dettagliato lo trovi sul numero 10 (Anno 2) di Riciclo e Recupero, edito da Editoria Europea e disponibile qui.

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La decorazione sui mobili a volte si prende il diritto di raccontare a modo suo alcuni pezzi di vita vissuta che devono per forza rimanere scritti da qualche parte.

Questa era una di quelle volte.

E siccome sta scritta proprio addosso al tavolo, non c’è bisogno di parole.

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A presto,

Manuela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sogni e Aspirazioni di un vecchio armadietto

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Il tutorial completo e dettagliato lo trovi nel numero 10 (Anno 2) di Riciclo e Recupero, edito da Editoria Europea, disponibile qui.

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Per quanto malmessi, sogni e aspirazioni non sono mai abbastanza.

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Il vecchio armadietto lo sapeva, e io pure.

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Per qualche misteriosa ragione tutta sua, lui profumava di incenso.

Scassato com’era, non poteva che resuscitare una meraviglia.

E che ne sai, certe volte anche uno sgorbio di disegno può servire.

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Si parte: pennelli e palette di colori deliziosi.

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Disegno riportato a matita sulla base verniciata.

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E poi le pitture varie.

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Finito così.

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Poi una gita nei prati.

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E finalmente a casa.

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Dentro?

Un magnifico cuore a pezzi – chi non ce l’ha: ritagli di carte da parati!

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A presto,

Manuela

10 cose imperdibili nel 2015

In ordine sparso.

1. Tanto pedalare.

In ogni modo e senza risparmi.

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2. Visitare un museo.

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3. Farsi la doccia qui dentro.

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4. Mangiare cose belle e buone.

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5. Andare in vacanza.

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6. Perdere udito e senno ad un concerto.

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7. Nutrirsi di libri.

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8. Sognare le campagne inglesi.

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9. Andare a teatro.

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10. Amare senza ritegno il proprio letto.

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Ovvio che la lista non è in alcun modo da ritenersi esaustiva.

Per dosi e modalità d’impiego si raccomanda di rivolgersi alle persone care che vi circondano.

Che sia un anno generoso.

Manuela

Un comò decorato, la coccinella e il ranocchio: una coincidenza ben riuscita

Il comò di cui racconto in questo post è fotografato e spiegato in forma di tutorial nel numero 8 di Riciclo e Recupero Creativo, rivista trimestrale che si può richiedere qui.

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La vita è strana, oltre che un sacco di altre cose.

Tanto strana che certe volte ti ci viene da ridere, specie nei momenti in cui puoi evitare di piangere.

Quando sei seduto lì, ti guardi Il curioso caso di Benjamin Button e ti godi il belloccio che momento dopo momento, scena dopo scena, diventa sempre più belloccio, è possibilmente umano che ti sfugga qualcosa.

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Il curioso caso di Benjamin Button (Custom)

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Prendi per esempio la magistrale costruzione della scena in cui la divina Cate Blanchett viene investita da un’auto.

La scena è magistrale perché non te l’aspetti: inizia all’improvviso e racconta vicende di gente sconosciuta che non c’entra niente nella trama, catturando subito la tua attenzione.

Ciò che la rende speciale è la certezza incrollabile che riesce a regalarti che quella matriosca perfetta di eventi infilati uno dentro l’altro sia una costruzione cinematografica, una specie di pretesto per prenderti e portarti dove gli autori hanno deciso.

Ed è proprio lì che ti sbagli di grosso.

Bravi sono stati bravi a scrivere la scena sì, ma non hanno mica dovuto costruirla. Anzi.

A quelli è toccato l’arduo compito di smontare la complessità della realtà, destrutturare, semplificare, scarnire, limitare, ridurre a un numero limitato di personaggi e avvenimenti tutti i fattori concorrenti all’evento e alla coincidenza alle quali volevano condurti.

Nella realtà tempi, modi, scelte, ritardi, contrattempi, dimenticanze, rinunce, ripensamenti, distrazioni, cambiamenti improvvisi di direzione…”tutto di tutti” va a finire nell’immenso brodo di casualità/causalità, fino ad arrivare a manifestarsi sotto forma di singolo evento o impensabile coincidenza.

Evento.

L’enciclopedia Treccani lo definisce così:

“Nel linguaggio corrente, ogni fatto che meriti di essere ricordato perché in qualche modo ha effetti significativi sulla vita delle persone.”

Qualcosa che ci tocca a livello emotivo tanto da essere ricordato.

Coincidenza.

Il coincidere, l’accadere simultaneo di due o più fatti o circostanze diverse (ancora la Treccani).

Sommando il concetto di evento con quello di coincidenza c’è sicuro da uscirne matti.

Quando C. mi ha detto che le sarebbe piaciuto mettere nella nuova stanza da letto il comò del nonno e che aveva pensato di affidarlo a me perché lo decorassi, ho subito pensato che sarebbe stato un gran bel da fare, insieme a lei e R..

E sono andata di corsa a prelevarlo.

Nelle solite condizioni di vecchio ma buono, questo era il comò.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Prima e Dopo Comò (Large).

Abbiamo chiacchierato, pensato, cercato qualcosa che avesse un senso e un nesso con ciò che stavano costruendo, con l’ambiente circostante e con i loro gusti.

I colori sono subito andati verso gradazioni polverose e toni medi, a volte lievemente rosati, a volte più freddi. Sempre però luminosi.

Per una deliberata vocazione alla valorizzazione delle memorie, l’idea che ha prevalso è stata quella di riprodurre le loro iniziali sul frontale come se vi fossero state ricamate.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Trompe L'oeil (Large)

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Per disegnarle ho osservato i modelli che si usano per il ricamo.

Poi per dare un tocco di vita e colore abbiamo scelto due animaletti da inserire in giro per il comò.

E sono comparsi un ranocchio e una coccinella.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Ranocchio (Large)

.RiusoDecor,Manuela Fiadone, Comò (Large)

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Comò Dipinto, Prima e Dopo (Large)

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RiusoDecor,Prima e Dopo, Comò Decorato (Large)

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E quando alla fine il comò si è ritrovato nella stanza da letto, tutti lo abbiamo subito adorato.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Comò Prima e Dopo (Large)

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E’ dopo più di un mese che il comò era al suo posto, mentre lo fotografavo per inviare le foto alla rivista che lo ha ospitato (Riciclo e Recupero), che mi sono accorta che i due animaletti si chiamano esattamente con le iniziali dipinte, la Coccinella e il Ranocchio.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Comò Decorato, Prima e Dopo (Large)

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Adorabile coincidenza, di quelle che fanno sorridere e che fanno pensare di aver fatto bene ciò che si è fatto.

Di quelle che ce ne vorrebbe almeno una al giorno.

A presto,

Manuela

Decorazione su gesso, minestra di pasta e patate, e memorie felici

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“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla.”

Baricco – sì lo so, è ricorrente ma mi ha spietatamente segnato svariati pezzi di vita – quando l’ha scritta forse pensava a una storia di quelle che sai come inizia e sai come finisce, una vicenda precisa. E a qualcuno che la stava a sentire.

Oggi ho scoperto che una buona storia è qualcosa di ben più ampio.

Che una buona storia può essere una vita intera.

E ho anche scoperto che spesso non c’è neanche bisogno di raccontarla: quel qualcuno se la ricorda esattamente come la ricordi tu.

Perché l’ha vissuta con te.

Non serve dirsela, si sa e basta.

E’ la memoria che la tiene viva.

La nostra storia inizia col sapore indimenticabile della minestra di pasta e patate che una mamma preparava a due bambine per pranzo.

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Prima che il comfort food facesse capolino nel globo, noi già sapevamo che cosa fosse sentire l’amore trasmesso attraverso il cibo.

E la gratitudine eterna che ne scaturisce.

Chi non l’avesse mai provata e non avesse la fortuna di conoscere personalmente la nostra insuperabile e amorevole cuoca, qui trova un modo per prepararsela e gustarsela.

Impossibile richiamare una memoria senza associarla a un sapore.

E’ con un po’ di pigrizia che condiviso un tesoro passato mi trasferisco nel qui e ora.

Quando una di quelle bambine, una volta cresciute, è decoratrice e l’altra ha scelto il mestiere duro e faticoso del super eroe.

Sai quando pensi a Wonder Woman?

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Wonder_Woman.

E’ meglio che tu sappia che lei quei vestiti assurdi e colorati non se li metterebbe mai e poi mai.

Sembrerebbe una pubblicità di lacca per i capelli.

E peggio del peggio, non renderebbero giustizia ai suoi super poteri.

Lei si veste di nero e basta.

Non ci sono repliche, non ci sono eccezioni.

Forse l’unica cosa che le potrebbe andare bene sono i bracciali e lo sguardo di una che se vuole ti sgrana.

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Wonder Woman (série tv). fonte

Quello che non ti aspetti è che anche Wonder Woman certe volte si fa male.

Un male cane.

Non ti puoi stare a chiedere come o perché, nelle sue caratteristiche umane è previsto che accada.

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gesso

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E non è che questo rappresenti un grande problema in sé, la forza rimane e si dispiega ugualmente in parti più e meno altrove.

L’unico problema serio è che un gesso tutto bianco è decisamente roba poco fashion.

Lo sapevano anche altre che hanno provveduto a sistemare la questione nello stile che più loro si addiceva.

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Serena Williams: fonte

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Maiah Carey: fonte

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gesso Frida (Large)

Frida Kahlo: fonte

Tra ricordi di minestre favolose, storie buone e super eroine, prima o poi arriva inesorabile la decorazione a fare la sua parte.

Decorare un oggetto è sempre, inevitabilmente, prendere parte a tutto ciò che esso contiene.

Vicende, memorie e soprattutto soluzioni e prospettive.

Che siano esse estetiche o funzionali.

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Gesso (Large)

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RiusoDecor, Manuela Fiadone (Large)

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E sebbene le nostre foto pudicamente nascondano i dettagli della decorazione, anche lei scintilla e luccica.

Ci puoi giurare che luccica.

A presto,

Manuela e Wonder Woman

Un appendiabiti decorato che salva tanto spazio

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Oggetto d’arredo tipico degli arredi anni ’60 che mi ha sempre dannatamente affascinato è l’appendiabiti da muro.

Motivo, vallo a sapere.

Forse perché nessuno se lo fila più, la sindrome della crocerossina colpisce sempre.

Si trovava nella maggior parte degli ingressi, non ingombrava e aveva anche una funzione decorativa…anche se ciò che arriva a noi oggi può sembrare una mostruosità che rasenta l’assurdo.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Prima e Dopo (Large)

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E’ sempre forte, d’altro canto il mio istinto che, constatato un eccesso, mi spinge esattamente verso l’eccesso opposto – l’equilibrio mica è così immediato, devi prima perderlo mille volte da ogni lato per capire … ma questo è un altro argomento – dicevo che visto un eccesso di austerità, il mio istinto è di eccedere in leziosità.

E così il nero e oro dell’appendiabiti è già subito tutto drammaticamente rosa.

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RiusoDecor, Appendiabiti

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Rosa e poi ovviamente fiori.

Certo, nella mia accezione di opposti, le righe non possono che richiamare i fiori.

Quindi carta da parati con fiori rosa al posto della stoffa a righe.

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Appendiabiti a Muro.

E se poi eccesso deve essere, che il rosa sia pure perlato.

RiusoDecor, Manuela Fiadone

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Hanger

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Eccessivamente rosa, eccessivamente romantico, eccessivamente lezioso.

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Appendiabiti a Muro, Prima e Dopo (Large)

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Il mio peccato di decorazione in eccesso ormai è andato.

Pentirmi non è neanche così prioritario.

Non vorrei scomodare Oscar Wilde ma è suo il suggerimento più vitale che esista, ed è sacrosanto:

“Se devi fare un peccato fallo grosso”.

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Se no, che gusto c’è.

A presto,

Manuela

Angoliera decorata: Dioder, foglia argento e tema marino

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“Nessuno mette Baby in un angolo” è una delle più celebri frasi di uno dei film più famosi della storia del cinema.

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Se non hai mai consumato pacchi di fazzolettini in pianti dirotti guardando Dirty Dancing e non sai di cosa parlo, questa è la scena originale.

Sebbene il film risulti ad oggi del tutto fuori sincro rispetto a tante cose, l’idea che rimane è che la dicitura “mettere nell’angolo” abbia una connotazione negativa.

Ci avevano messo Baby – sì non ci posso fare niente, la protagonista del film si chiamava proprio così non è colpa mia.

E c’è voluto un fichissimo eroe danzante per toglierla dall’angolo.

Se capita che ci ficcano un pugile nell’angolo, è bene che si metta il cuore in pace che lo stanno sgranando.

Se poi ti ci senti tu nell’angolo, forse è il caso che ti concentri e raccogli tutte le forze perché di sicuro non sei in una posizione invidiabile.

Eppure esiste addirittura un oggetto d’arredo concepito, ideato e creato appositamente per stare in un angolo.

L’angoliera, guarda il caso.

Ma è più forte di me, amo i controsensi e a dispetto di quanto si crede stare in un angolo a volte può essere una condizione non solo dignitosa, ma decisamente comoda.

Prima cosa, non si può stare in eterno al centro del palco sotto i riflettori.

A volte stare con le spalle coperte è più utile di quanto non sappiamo credere.

Poi un angolo si associa per sua natura al buio, e in genere così è.

Ma ogni buio si può illuminare.

Se poi ci pensa DIODER di Ikea a rischiarare l’aere, la cosa diventa interessante. ikea-dioder-display-case-light-2

fonte

La foglia argento e oggetti preziosi in tema marino fanno il resto.

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Pescioni bianchi e stelle marine intrecciate.

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RiusoDecor,Manuela Fiadone, Angoliera, Foglia Argento,Silver Leaf (Large)

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L’enorme ciotola in argento, cornucopia strabordante di coralli, conchiglie e paragorgia arborea, fa pure la sua parte.

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RiusoDecor,Manuela Fiadone, Angoliera, Foglia Argento (Large).

E così che anche stare in un angolo diventa cosa indicibilmente deliziosa.

A presto,

Manuela

Comodini dipinti con fiori in rilievo: uguali e diversi

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Due comodini in cerca di soluzione, grezzi e anche poco snelli.

La loro nascita li aveva destinati ad uno stile impero di quelli lucidi e scuri, con tanto di colonnine nere bordate in foglia oro.

Per non parlare del pianetto di marmo che li avrebbe incoronati nel regno dell’eleganza eterna.

Ma ognuno può cambiare il proprio destino, anche due comodini.

Specie se capitano nelle mani di qualcuno che non ha particolare timore delle consuetudini.

E allora.

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RiusoDecor,Manuela Fiadone,Comodini Colorati,Decorazione,Idee (Large)

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Verde con fiori a rilievo in fucsia brillante, l’uno.

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RiusoDecor,Manuela Fiadone, Comodini Colorati,Idee, Mobili Dipinti, Painted Furniture (Large)

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Oro bronzato e fiori in rilievo nero lucido, l’altro.

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RiusoDecor,Manuela Fiadone,Comodini Colorati,Decorazione Mobili,Pastiglia,Rilievo (Large)

 

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Decorati nello stesso modo, uguali ma tanto tanto diversi.

A presto,

Manuela

Consigli per una blogger di mezz’estate

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Estate, tempo di vacanze e di riposo.

Che ne sarà del tuo blog ad agosto?

Qualche consiglio da una che continua a capire poco o niente di blogging ma che si diverte un sacco a dare i consigli in merito.

S’i fossi blogger…

1. Comprerei un libro veramente fico.

Assolutamente vietati i libri che tutti quanti consigliano sulle bacheche di Facebook – purtroppo non posso citare quelli da evitare, mi divertirei troppo.

Il divieto è categorico. Dovrebbe essere un libro che quando lo dici alla tua amica che l’hai comprato e desideri leggerlo lei sgrana gli occhi e ti dice “E che è?”.

Se la reazione è questa, hai azzeccato libro.

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Altrimenti buttalo via e ritenta un’altra volta. Prima o poi ce la farai.

Requisiti principali del libro da acquistare, oltre a essere sconosciuto a tutti i tuoi amici di FB: riguardare un argomento che secondo te è o qualcosa di estremamente eccezionale, che ne so la vita di Ray Charles (è solo un esempio, non è detto che sia quello che ti ci vuole). Oppure che mai e poi mai ti metteresti a leggere, tipo una dispensa di illuminotecnica di tuo cugino che studia al politecnico di Milano.

Deve essere una cosa fuori dalla norma, qualcosa che ti dia spunti non convenzionali e che mentre sbadigli scorrendo i post  di FB per la sensibilizzazione a non abbandonare gli animali sull’autostrada ad agosto, ti accende un pezzo di cervello che credevi neanche esistesse o che sapevi esistere ma che si era accidentalmente atrofizzato grazie all’uso che fai dei social media e dei media in generale.

Ora il problema che ti si pone è: come faccio a trovare un libro del genere, proprio quello che poi riesco a leggere tutto quanto?

Un piccolo trucco esiste.

Presta attenzione alle piccole cose che ti interessano.

Un aneddoto di Linus su Radio DJ ti fa sorridere? Forse è arrivata l’Apocalisse, ma anche forse esiste un libro che parla di quelle cose: cerca sul web e vedi cosa viene fuori.

Sfogli una rivista di gossip dal parrucchiere e leggi di qualcuno che ti interessa? Prova con la biografia, sempre che non si tratti di Lapo Elkan.

Hai sempre sognato che da grande volevi fare la ballerina dell’Opera? Trova un libro che parla delle ballerine dell’opera.

Insomma, cerca, fortemente cerca un libro che sia sì sconosciuto ai più, tecnico, pesante, illeggibile, impensabile, ma che abbia qualcosa in comune con te.

Sarà il libro giusto.

Ovviamente io il mio l’ho già scelto, ma è come i desideri, se lo dici non funziona.

2. Eviterei i selfie, a qualsiasi costo.

Quelli estivi sono quasi peggiori del resto dell’anno.

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Ognuno dice la sua in merito, quindi anche la mia opinione, in mezzo a tanto parlarne, ha preso forma. Ed è accaduto quasi senza che io me ne accorgessi.Più che un’opinione è una domanda che mi si pone quando ci penso.

L’ovvia risposta è un’auto indulgenza che è dimostrato non sia poi così soddisfacente…ma la domanda è fondamentale.

Se puoi farlo in due, che bisogno c’è di farlo da sola?

3. Farei economia di post.

Ogni tanto un break ci vuole, e si sa che nessuno si mette lì sotto l’ombrellone a leggere post lunghi e impegnativi (come questo? ahimè).

Quindi basta coi post seriosi per un po’.

Ogni tanto due righe, un saluto, un pensiero, qualcosa tanto per ricordare ai tuoi lettori che sei viva, che l’argomento che tratti ti interessa ancora, e che sei in fase di recharge per tornare più smagliante che mai a settembre.

4. Già che mi ci trovo, mi domanderei se è il caso di tornare, a settembre.

La domanda “perché ho un blog?” è come l’acqua per i pesci, sempre necessaria.

Quindi mentre ricarichi la batterie per tornare smagliante, pensa anche al motivo per il quale lavori tanto al tuo blog.

Chiarisce eventuali dubbi e rinforza le certezze.

5. Cercherei di capire cosa rende appetibile me, il mio lavoro e di conseguenza il mio blog.

Per valorizzare il pacchetto completo.

Ogni blogger ha il suo appeal, chi molto più chi molto meno.

Di certo, ognuno esprime ciò che desidera nel modo che crede più appropriato.

Ed è proprio il modo, alla fine della storia, a fare la dannatissima differenza.

O sicuro una delle differenze.

Kate Brien, per esempio è stata la prima a farsi foto apparentemente assurde per mostrare i suoi outfit, e adesso è copiata ovunque nel web.

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Che sia un’inquadratura particolare o qualsiasi altra cosa, c’è sempre il quid che ci rende diversi dagli altri.

Per questo, invece di cercare di somigliare il più possibile agli altri (anche ai più fichi), io andrei proprio in cerca di quello che invece mi rende diversa da loro.

 6. Mi godrei le ferie praticando sport

Se il resto dell’anno è dedicato ai massaggi dall’estetista, alle camminate, allo spinning e a tutte le varie attività che le palestre generosamente ci offrono, le ferie possono essere il momento di provare l’estasi di uno sport vero.

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Quello dove devi fare punto, dove visualizzi l’avversario e ci metti tutta te stessa per vincere.

Aiuta a concentrarti sulla tua attività, a sentire cos’è la competizione sana, a vedere che ce la puoi fare e ti regala nuove meravigliose visioni.

Oltre a lasciarti senza fiato.

***

Con questo la mia lista è completa.

Non mi resta che dedicarmi a lei con amore.

A presto,

Manuela

La credenza dipinta

Questa credenza dipinta è pubblicata sul numero 7 di Maggio – Luglio 2014 della rivista  trimestrale Riciclo e Recupero, edita da Editoria Europea.

La copia della rivista dove trovi il tutorial per realizzarla, la puoi ordinare qui.

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In pieno trasloco, senza destinazione, tra scatole e scatoloni con quel tremendo e al tempo stesso meraviglioso brivido di incertezza che solo i traslochi sanno regalare con tutto quello che si portano dietro e tutto ciò che arriverà dopo che nessuno sa cosa sarà…lì stava lei.

La credenza Liberty del ’900 con quei suoi bronzetti che un po’ volevano ricordare lo stile impero, ma delicatamente smascherata dai decori floreali sui vetri e dalla lavorazione Tiffany del vetro dell’anta di destra.

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Bella, sepolta di cose e memorie, palesemente spenta e deperita.

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Un po’ sfinita anche, a dirla tutta.

La decorazione trova soluzione a un sacco di cose, meno male.

E così nuova casa, nuova vita.

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Dettagli preziosi e maniglie tirate a lucido.

RiusoDecor, ManuelaFiadone, Credenza Dipinta (Large).

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Il colore che risuona con l’ambiente circostante.

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La credenza dipinta è radiosa nella nuova casa dove trova amiche le sedie, anche loro del ’900, dipinte dello stesso colore, ma anche lo splendido tavolo Decò in legno scuro.

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In un ambiente che racconta il ’900 come forse neanche lei stessa si aspettava.

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Sì perché la credenza dipinta sa bene che senza memoria non si può esistere.

Ma sa pure che attualizzare forme e colori del proprio passato è indispensabile per riconoscervi dentro la nostra immagine di oggi.

A presto,

Manuela

Vuoi un letto irresistibile? Il segreto è nelle lenzuola

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La stagione estiva è famosa per scoprire corpi e desideri, e trascina inevitabilmente ognuno di noi in contatti fisici più o meno desiderati che gli abiti invernali ci precludono.

Nell’onda del desiderio di attrarre, di piacere, di essere interessanti, accattivanti, o a volte anche solo presentabili, la concentrazione è tutta sul corpo e su quanto da esso arriva agli altri.

A questo punto già il discorso tende da sé verso pieghe poco pertinenti all’argomento che avevo in mente. Non ci siamo.

Mettiamola così.

Da qualsiasi punto parti, che tu sia single, che tu conviva da dodici giorni o che sia un matrimonio decennale o che si tratti di roba occasionale, prima o poi ti ritrovi in un letto con qualcuno.

E su questo non ci piove.

E se rifletti sul fatto che è possibile che ci arriviate con la luce accesa, a volte con barlumi di lucidità che ancora vi assistono, e che insomma in qualche modo si riesce a intravedere il letto…bhè, sappi che non c’è letto più invitante di un letto bianco.

Non la testata del letto, la parte decorata, lo stile, la linea e quelle cose lì.

No. Proprio la parte che va a contatto con la pelle, quella dove si va a planare e si spende una gran parte delle ore della vita.

In un’occasione di incontro/scambio/condivisione/ritrovo o comunque si voglia chiamare, niente di più audace che sfoderare lenzuola bianche appena messe, croccanti e sontuose.

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E a parte tutti i soliti discorsi su purezza ed eterea leggerezza del bianco…

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…e sulla sua eterna eleganza…

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…l’idea di un lenzuolo bianco sulla pelle è invitante a prescindere, anche se non si tratta del letto delle favole sperduto in prato verde -

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- che tradotto nel linguaggio di tutti i giorni è: un lenzuolo bianco è invitante anche se il resto della camera è un disastro evidente di disordine e carenze di ogni tipo.

Anzi di ordine e pulizia del resto della stanza non gliene frega proprio a nessuno perché a dirla tutta la parte più bella è quando le lenzuola bianche le hai ridotte così

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e non sai neanche come.

Le foto dei letti le ho prese tutte dalla mia bacheca di Pinterest.

Se mai cercassi qualche tipo di lenzuola bianche on line, le trovi da:

Ikea: costano poco e che fanno la loro bianca figura.

Bellora: costano un po’ di più e fanno una gran figura.

Designers Guild: favolose, lussuose e in questo periodo anche in saldo.

John Lewis: essenziali e preziose, le spedisce un po’ ovunque.

Se poi hai quelle bianche, di lino e pure ricamate di madre/nonna/zia che ti hanno regalato e che naturalmente non hai mai usato…pensaci.

Magari è il momento di riconsiderare la tua posizione.

A presto,

Manuela

Un’idea estiva (ma neanche troppo) per un letto dipinto

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Questo non è un vero e proprio tutorial ma c’è mancato un pelo.

Il testo con le istruzioni dettagliate per realizzare il letto dipinto si trova sul numero 7 di Riciclo e Recupero di Maggio- Luglio 2014, trimestrale edito da Editoria Europea.

La rivista è disponibile anche online, qui.

Riciclo e Recupero

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Rinnovare una stanza senza smantellare senza pietà tutto l’esistente, risulta sempre impresa assai ardua ma necessaria.

Specie poi se hai un letto di Morassutti degli anni ’90 che costava una piccola fortuna, tutto in legno fiammato massello e pure con una forma ancora sopportabile.

La decorazione – per l’aspetto estetico – e la stagione estiva – per il tema da scegliere -arrivano in aiuto.

Dunque che i lavori abbiano inizio.

Si prende questo:

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Riuso Decor, Manuela Fiadone, Letto Dipinto Prima e Dopo (Large).

Si mette su un piano d’appoggio stabile.

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Letto Dipinto Prima e Dopo 2 (Large).

Riusodecor, Manuela Fiadone, Letto Dipinto, Prima e Dopo (Large).

Ci si arma degli attrezzi necessari:

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Pittura, Letto Dipinto, Prima e Dopo (Large).

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Pittura, Letto Dipinto, Prima e Dopo2 (Large).

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Pittura, Letto Dipinto Prima e Dopo3 (Large).

E si comincia senza indugio.

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, Shell, Letto Dipinto Prima e Dopo (Large)

Riusodecor, Manuela Fiadone, Crab (Large)

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Riusodecor, Manuela Fiadone, Conchiglia Dipinta, Letto Dipinto Prima e Dopo (Large)

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Il risultato, grazie anche ai colori scelti, non risulta eccessivamente stagionale.

Che detta in modo meno contorto vuol dire che un letto dipinto come questo può stare bene anche in una casa che non sia la casa al mare, quella delle vacanze.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Letto Dipinto Prima e Dopo, Before and After Headbed Painted (Large)

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Quasi come per miracolo il letto di Morassutti è rimasto dov’era.

RiusoDecor, Manuela Fiadone, Letto Dipinto Prima e Dopo, Painted Headbed Before and After (Large)

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RiusoDecor, Manuela Fiadone, letto Dipinto Prima e Dopo (Large)

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Anche se nessuno ci scommetterebbe mai un soldo bucato che si tratta proprio di lui.

A presto,

Manuela

Limitare i colori da usare? Successo assicurato. L’esempio: nero, bianco, rosso.

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“Armani si è sentito di fare un esperimento con la sua collezione Autunno Inverno ’14.

Prima si è imposto parametri ristretti – nero, bianco, rosso – ma poi ha lasciato volare la propria immaginazione.”

Così il Sunday Times racconta la collezione Privè di Giorgio Armani per il prossimo autunno 2014.

Incantata dalla descrizione, letteralmente ipnotizzata.

Uno (certo non proprio uno qualunque, ma facciamo conto che lo sia) si pone da sè limiti ben ristretti.

Sceglie tre colori.

Bianco, nero, rosso.

E poi se ne esce con una collezione come questa.

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Ci penso.

Bianco, nero, rosso.

Immediata, remota, infantile associazione:

“C’era una volta una bambina bellissima.

Aveva i capelli neri come l’ebano, la pelle bianca come la neve, le labbra rosse come ciliegie.

Il suo nome era Biancaneve.”

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E poi ricordo immagini che arrivano dalla moda in bianco, nero e rosso.

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Penso anche alle torte colorate in bianco e nero, e poi il rosso.

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In casa, a volte senza accorgerci o spesso deliberatamente per rompere la monotonia del bianco e nero, capita che ci mettiamo un pizzico di rosso.

La porta d’ingresso internamente dipinta di rosso, per esempio, è un’idea carina e poco invasiva per rendere frizzante l’ingresso tutto serio in bianco con qualche riporto nero.

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Anche una credenza può arrossire, perché no, di fronte a pavimenti bianco/nero.

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Il lettino della cameretta, insolito in rosso, in mezzo al resto bianco e un poco nero.

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Oppure cucina rossa con mattonelle in bianco e nero.

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Due ultime foto, superflue ma deliziose, in bianco, nero e rosso.

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Pesante portone e volatile acquerello.

Sono le contraddizioni a tirare fuori la parte migliore di ogni cosa.

Tornando ai tre colori, al Sunday Times, e a Giorgio Armani che lascia volare la propria immaginazione.

Io l’ho capita così.

Uno si deve prima imporre limiti ristretti.

Solo dopo aver definito i confini capisce quanto spazio ha per immaginare e lasciarsi volare.

Che sia fuori o dentro di essi.

A presto,

Manuela